Molto spesso si sente parlare del “fare vino” ma a mio avviso il verbo esatto più che “fare” è “creare”. Il vino è un’opera concessa solo agli uomini e come tale spetta a loro la capacità di renderla un capolavoro o una semplice abitudine. Visitare l’azienda agricola Romano Dal Forno è stato come entrare in una delle più sacre cattedrali enologiche, dove la visita diventa un arricchimento personale e non un semplice sfizio di curiosità.

Cominciamo col dire che Romano Dal Forno è un’istituzione della Valpolicella ed il suo Amarone è conosciuto in tutto il mondo, la riprova è che un italiano a casa sua è quasi straniero… non certo per l’accoglienza, ma perchè da italiano ti ritrovi molto probabilmente il solo, insieme al padrone di casa, a parlare la tua lingua e per il resto nord europei, giapponesi, cinesi, spagnoli, brasiliani… paiono quasi essere più a loro agio lì che in qualunque altro posto.

La cantina si trova appena poco distante dal centro di Illasi (Vr), proprio sulla strada provinciale. Non aspettatevi indicazioni o cartelli di alcun tipo perchè capirete di essere arrivati solo una volta aver superato il cancello d’ingresso. Questo fa capire come primo: non hanno bisogno di indicazioni per essere trovati; secondo: se siete lì solo per curiosare senza un vero interesse… beh, forse è meglio se tirate dritti. E come biasimarli, non va disturbato il “Maestro” dell’Amarone.

La visita è stata piacevolmente accompagnata da Michele, uno dei tre figli di Romano Dal Forno. E’ parso quasi strano scoprire che l’azienda nasce solo nel 1983 in una cantina che stava nell’interrato dell’abitazione della famiglia Dal Forno. Nel 1991 inizia la costruzione di una nuova struttura, enorme, magnifica ed è stato un vero peccato capitare in una brutta giornata di pioggia perché le immagini sicuramente non danno risalto allo splendore reale.

romano dal forno

 

cantina romano dal forno

cantina romano dal forno

cantina romano dal forno

cantina romano dal forno

 

cantina romano dal forno

Oggi l’azienda ha una superficie di 25 ettari vitati dai quali vengono prodotte 60.000 bottiglie. Eh, sì… veramente poche in proporzione alla superficie coltivata. Eppure sapete che per fare qualità non si può certo puntare sulle massime rese, e qui di qualità ce n’è da vendere. Mi hanno impressionata le tecnologie che ho scoperto all’interno della cantina, di molte non sapevo nemmeno l’esistenza. La sala di vinificazione è interamente computerizzata e da un pannello touch screen si può gestire e controllare l’intero processo. Tini di diverse forme e misure adornano infine la stanza ampia e moderna. Che dire delle sale di appassimento: enormi ventilatori che si spostano su tutta la superficie della stanza, finestre automatizzate che si aprono e si chiudono a seconda della temperatura e umidità esterna/interna. Gli investimenti non sono certo lasciati al caso e nemmeno nelle cantine interrate, qui si trovano le barrique per l’affinamento dei vini che vengono cambiate ad ogni annata. Prelevato il campione dalla barrique, questa viene ogni volta rabboccata con del vino e completata con dell’anidride carbonica che spinge all’esterno l’ossigeno così da impedire l’ossidazione del prezioso nettare. E mai termine fu più azzeccato perché l’Amarone di Romano dal Forno è forse il più costoso che si trovi in commercio. Nella produzione l’azienda contempla solamente tre prodotti: Amarone, Valpolicella e Recioto, quest’ultimo prodotto solo in rare eccezioni.

E’ forse questo il segreto per essere molto più che viticoltori e diventare un mito? Forse. Nel frattempo non posso far altro che complimentarmi con la famiglia Dal Forno, perché è certamente questo un caso esemplare dove le capacità individuali uniti al coraggio portano al successo… ed è questa l’Italia che personalmente amo ricordare.

amarone dal forno

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